Nel mondo di oggi, Maddaloni è un argomento di grande importanza che continua a generare interesse e dibattito. Maddaloni è da tempo un punto d'incontro per un'ampia varietà di opinioni e la sua rilevanza continua ad aumentare ancora oggi. Che si tratti di aspetti storici, culturali, sociali o politici, Maddaloni continua ad essere un argomento di costante attualità e continua a suscitare la curiosità e l'interesse di un ampio spettro di pubblico. In questo articolo approfondiremo i vari aspetti di Maddaloni, esplorandone l'importanza e le implicazioni in diversi contesti.
Maddaloni comune | |
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Localizzazione | |
Stato | ![]() |
Regione | ![]() |
Provincia | ![]() |
Amministrazione | |
Sindaco | Andrea De Filippo (FI) dal 10-6-2018 (2º mandato dal 15-5-2023) |
Territorio | |
Coordinate | 41°02′N 14°23′E |
Altitudine | 73 m s.l.m. |
Superficie | 36,67 km² |
Abitanti | 36 666[1] (31-12-2024) |
Densità | 999,89 ab./km² |
Frazioni | Galazia, Grotticella, Messercola, Montedecoro, Monti, Sauda, Strettola, Sant'Eustachio, Calabricito, Casino Fortini, Saliscendi |
Comuni confinanti | Acerra (NA), Caserta, Cervino, Marcianise, San Felice a Cancello, San Marco Evangelista, Valle di Maddaloni, Santa Maria a Vico |
Altre informazioni | |
Cod. postale | 81024 |
Prefisso | 0823 |
Fuso orario | UTC+1 |
Codice ISTAT | 061048 |
Cod. catastale | E791 |
Targa | CE |
Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[2] |
Cl. climatica | zona C, 978 GG[3] |
Nome abitanti | maddalonesi |
Patrono | san Michele Arcangelo |
Giorno festivo | 29 settembre |
Cartografia | |
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Sito istituzionale | |
Maddaloni (Matalùnë in campano[4]) è un comune italiano di 36 666 abitanti[1] della provincia di Caserta in Campania.
Costituisce un'appendice meridionale della città di Caserta con cui è strettamente conurbato. Parte del comune è situato lungo l'antico percorso della via Appia, nel tratto che dalla Capua d'epoca romana (oggi Santa Maria Capua Vetere) conduceva a Benevento. Tanta è la presenza di monumenti ed edifici storici, tra cui il Collegio Reale della provincia di Terra di Lavoro voluto da Giuseppe Bonaparte (oggi Convitto Nazionale Giordano Bruno),[5] le tantissime chiese (tra cui la basilica minore del Corpus Domini) e l'acquedotto Carolino.
Nel corso del tempo vari studiosi si sono cimentati nella ricerca dell'origine del toponimo Mataluni, ma non si è ancora giunti ad una conclusione certa; tra i tanti, il de' Sivo si concentra sul Castrum Kalato Magdala, cioè il monastero di Maria Maddalena la cui chiesa fu distrutta dal terremoto del 5 giugno 1694. Secondo il Mazzocchi «questo nome fosse venuto al castello dalla voce araba di Magdalo, che vuol dire appunto castello, imposta a quel luogo forte dà Saraceni, che assai probabilmente dovettero farsene un nido di rapina». Per don Francesco Piscitelli, arciprete della Collegiata di San Pietro e studioso maddalonese, invece, il toponimo deriverebbe dal principe Matalo, capitano dei Galli Boi che seguirono Annibale nella sua discesa in Italia durante la seconda guerra punica: poiché lo stesso Annibale si curò poco di loro, essi, «avvezzi ad abitare appiè delle Alpi, trovarono alle falde del Tifata un sito conforme alle loro abitudini».
Decisero, quindi, di stabilirsi lì e di non seguire il condottiero punico a Capua: dal nome del principe, Matalo, gli abitanti di quella zona furono detti Mataluni. Altra ipotesi vorrebbe che il nome derivi, dal Medioevo, da "Mezza Luna", descrivendo così la forma che è andata assumendo l'espansione del centro abitato rispetto alla collina che sorge dietro di esso. Una quarta ipotesi vede la città citata al tempo dei Romani con il nome di Meta Leonis, ovvero a forma di leone, sembra a causa di un masso di tale forma sito nei pressi.
Al confine tra gli attuali comuni di Maddaloni e di S. Marco Evangelista, lungo la via Appia, sorgeva la città etrusca di Calatia, fondata probabilmente intorno all'VIII secolo a.C. durante l'età del ferro dell'Europa centrale. Essa si estendeva su una superficie di dodici ettari di terreno, mentre tutto il perimetro fuori le mura abbracciava un vasto territorio di circa sessanta ettari. Difficile ricostruire le sue origini e conoscerne la storia, in quanto risulta ormai del tutto distrutta e pochissimi sono i documenti che la citano. Parte, però, della vita che si svolgeva in questo luogo è ricostruibile attraverso le campagne di scavo che, grazie al ritrovamento di vari oggetti, cercano di interpretare la quotidianità del tempo ormai perduto.
I primi abitanti della città furono gli Osci, un popolo prettamente campano, del quale purtroppo scarne sono le notizie; successivamente arrivarono gli Etruschi, poi i Sanniti, e solo nell'anno 309 a.C. la città fu conquistata dai Romani. Durante la seconda guerra punica, quando Annibale, a capo dell'esercito cartaginese riuscì a piegare la potenza di Roma. Annibale, nella sua marcia verso Roma, temporeggiò nella città di Capua aspettando che arrivassero i rinforzi. Allora Capua e le città ad essa sottoposte, tra le quali anche Calatia, non si opposero all'impresa del comandante cartaginese, anzi si allearono con lui. Quando Roma riuscì a risollevare le sorti del conflitto e a cacciare dall'Italia il condottiero cartaginese con tutto il suo esercito, le città sottoposte a Capua e alleate di Annibale vennero sottomesse dai Romani. Nell'età imperiale, tra il I secolo a.C. e il I d.C., anni in cui si rinvigorirono i traffici commerciali e le varie attività si risvegliarono, Calatia si riprese sia economicamente che demograficamente. A partire dal II secolo d.C. Calatia, come il resto della Campania e dell'Impero Romano, visse un periodo di decadenza a causa delle orde barbariche provenienti dai paesi del nord Europa, dall'Asia e dall'Africa alla conquista di nuovi territori.
Di tale periodo è la Tabula Peutingeriana che rappresenta uno dei documenti cartografici più importanti dell'antichità. Tale documento[6] fu scoperto in una Biblioteca di Worms, nel XV secolo da Konrad Celtes, umanista viennese, che lo consegnò a Konrad Peutinger, un antiquario dal quale poi prese il nome. La Tabula indica luoghi e strade dell'età romana imperiale dell'intero mondo conosciuto dagli antichi con i tre continenti Europa, Asia e Africa; alla V tavola sono evidenziate le strade che nella pianura campana collegavano tra loro luoghi e città, tra le quali Calatia, Capua e altre.
Una nuova fase storica iniziò per la città nell'anno 439, quando fu istituita la diocesi ad opera di sant'Augusto, primo vescovo di Calatia. La figura di questo vescovo è avvolta dalla leggenda, infatti si narra che egli con altri undici uomini, in seguito alle invasioni dei Vandali di Genserico, scappò dalle coste dell'Africa per approdare sulle coste della Campania e più precisamente nella zona dell'odierna Mondragone, per poi vagare per i luoghi campani e fondare le prime dodici diocesi della Campania. Sant'Augusto fondò dunque la diocesi di Calatia e si racconta anche che abbia operato dei miracoli nella stessa città, risuscitando dei morti, dando la vista a dei ciechi e convertendo alcuni Giudei che abitavano la zona. Per queste ragioni fu perseguitato a tal punto da dover scappare dalla città e rifugiarsi nell'antico monastero della Maddalena che si trovava nell'antico borgo di Maddaloni e che oggi non esiste più.
Tuttavia, presunto o vero che sia il racconto della vita di sant'Augusto, ciò che interessa è la sede della diocesi che si venne ad istituire a Calatia in quel presunto anno 439 d.C. Tale diocesi fu anche sede episcopale con l'annessa chiesa dedicata a san Giacomo (tutta la zona di Calatia fino a qualche tempo fa era denominata infatti San Giacomo alle Gallazze, mentre oggi questa toponimo è quasi del tutto scomparso). La diocesi dovette assumere una forte importanza al punto tale che, quando la città subì le ultime devastazioni (nel corso del IX secolo) e i suoi abitanti furono costretti ad abbandonarla, istituzionalmente essa fu traslocata a Casahirta, l'attuale Casertavecchia sul Monte Virgo, dove ancora per un lungo periodo i vari vescovi preposti conservarono il titolo di "Episcopus Calatinus". La distruzione della città di Calatia, dunque, comportò lo spostamento della popolazione in luoghi più riparati dalle incursioni barbariche che in quel periodo erano frequenti nella zona.
Quindi, parte dei Calatini si rifugiò sul Monte Virgo e fondò o popolò quello che già esisteva di Casahirta trasferendo in quel luogo anche la diocesi, e parte si stanziò presso la forse già esistente Maddaloni. In questo borgo, a quel tempo, dovevano esserci almeno cinque o sei chiese tra le quali San Benedetto, San Martino, Sant'Agnello, e il monastero della Maddalena, così come già esisteva il Castello, anche se non ne conosciamo la struttura originaria. Esso doveva già esistere nel II secolo a.C., in quanto citato da Tito Livio nell'opera Ab Urbe condita libri quando, nel raccontare i fatti annibalici, lo storico latino, nel passaggio dalla via Sannitica verso Calatia, cita un Kastrum, da identificare con il castello di Maddaloni[senza fonte].[7] Quindi dall'anno 880 in poi per il borgo di Maddaloni iniziò una nuova fase storica: la popolazione si arroccò intorno alla collina del castello, furono costruite le varie abitazioni e la cinta muraria, percorribile a piedi, che cingeva tutto il borgo, allo scopo di difenderlo.
Negli stessi anni fu costruita anche la torre piccola o torre nord affinché essa potesse rappresentare un punto di avvistamento. Nel corso del tempo la città di Maddaloni continuò a crescere e il castello divenne il suo principale punto di riferimento, infatti già in epoca Normanna fu fortificato, mentre un secolo più tardi, nel 1231, con la dominazione sveva, fu riparato[8] a spese della popolazione. Nell'anno 1390, il nuovo feudatario di Maddaloni, Carlo d'Artus, volle costruire una nuova torre, denominata appunto torre Artus, questa volta vicino al castello a rappresentare un nuovo punto di difesa della città; i lavori durarono dal 1390 al 1402. La vita e le abitudini della popolazione intanto subivano profondi cambiamenti: si cominciavano a risvegliare i commerci e non si viveva più arroccati in montagna, ma in pianura, dove si potevano agevolmente coltivare i campi e scambiare le merci.
Quindi, anche gli abitanti del borgo di Maddaloni, già a partire dal XII - XIII secolo, incominciarono a costruire nuove abitazioni fuori dalla cinta muraria del castello e di conseguenza si creò un nuovo assetto urbanistico della città, divisa in due parti, la zona della Pescara o più comunemente detta dei Formali da un lato e la zona dell'Oliveto dall'altro. Ma la svolta decisiva per Maddaloni avvenne nel 1460, quando tutto il borgo fu dato alle fiamme da Ferrante d'Aragona, re di Napoli per la ribellione del nuovo feudatario Pietro da Mondrago, e quindi il castello e il borgo all'interno della cinta muraria furono abbandonati, determinando una diversa urbanizzazione della città lungo la fascia pedemontana. Nel 1465 Ferrante I di Napoli concesse il feudo di Maddaloni al suo consigliere Diomede I Carafa (1406-1487) figlio di Antonio Carafa detto il Malizia. La famiglia napoletana dei Carafa, molto vicina alla dinastia regnante degli Aragona, tenne Maddaloni fino all'eversione della feudalità nel 1806. Diomede I Carafa non ristrutturò il castello, ma pensò di costruire un nuovo palazzo ai piedi della collina in modo da costituire una cesura con il nucleo urbano che si era formato nel corso del tempo lungo tutta la fascia pedemontana.
Il palazzo, quindi, rappresentava non solo la sede della corte ducale, ma svolgeva anche la funzione di controllo della fiera settimanale che si teneva all'interno del suo cortile, nonché una funzione di controllo della strada che passava proprio davanti all'edificio, rappresentando così un punto di riferimento politico, sociale ed economico di tutta la vita che si svolgeva in Maddaloni. Dal 1465 fu costruito il palazzo Ducale (l'attuale Villaggio dei Ragazzi) e dal 1546 la cappella del Corpus Domini. Questa piazza cambiò aspetto a partire dal Settecento, quando iniziarono i lavori di ampliamento della chiesa del Corpus Domini con il suo imponente campanile e l'edificazione della congrega del Redentore.
Tra il XVI e il XVII secolo la città di Maddaloni visse allora un lento ma decisivo miglioramento: furono ampliate piazze, costruite nuove chiese e migliorate le preesistenti, edificati nuovi palazzi e, dato ancora più importante, ci furono risvegli commerciali.
Il percorso fu lento e difficoltoso: guerre intestine, crisi economiche e carestie ne caratterizzarono i tempi, ma ugualmente furono gettate le basi della Maddaloni che noi oggi conosciamo, mentre il XVIII secolo costituì il momento di maggior splendore per la città, in particolar modo l'anno 1734, quando Carlo di Borbone, Re di Napoli e di Sicilia, consegnava al Duca Marzio Domenico IV Carafa il titolo di Città per Maddaloni, che così era diventata nel corso del tempo ufficialmente un punto di riferimento culturale, sociale ed economico di tutta Terra di Lavoro. Questa ferma convinzione era già stata espressa qualche anno prima, quando lo storico Giovan Battista Pacichelli nel suo importantissimo lavoro Il Regno di Napoli in prospettiva del 1702, nella descrizione della città di Maddaloni scriveva che "questa piazza era luogo di passeggio, riunioni, di affari, e che il palazzo ospitava una galleria di pittura, un museo di manoscritti, una raccolta di strumenti matematici, scuderie di cavalli e officine di ogni genere".
Lo stemma di Maddaloni è il castello della città merlato alla ghibellina fondato su rocce al naturale, aperto e finestrato di tre, torricellato di tre pezzi di giallo, il mediano più elevato, merlati alla guelfa. Il gonfalone, invece è un drappo azzurro riccamente ornato di ricami dorati e caricato dello stemma comunale con la iscrizione centrata in oro: Città di Maddaloni. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolori dai colori nazionali franciati d'oro.[9]
Abitanti censiti[15]
Al 31 dicembre 2023 la popolazione straniera residente è di 1 007 persone, pari al 3,86 % dei residenti.[16]
È presente la scuola di Amministrazione e Commissariato dell'Esercito Italiano.
La clinica San Michele è una struttura sanitaria attiva a Maddaloni da oltre 60 anni. Dagli iniziali 35 posti letto, è passata agli attuali 150[senza fonte].[17]
Fondata nel 1947 da Don Salvatore D'angelo, è situata nell'antica residenza dei duchi Carafa. L’antica residenza dei Carafa fu sede, per volere del re Ferdinando II, dell’Accademia militare “Nunziatella” dal 21 aprile del 1855 al 7 novembre del 1859. La Fondazione è sede di attività di assistenza, formazione, educazione ed istruzione dei minori in stato di necessità e disagio familiare. Sono presenti una scuola materna, un istituto tecnico industriale, un istituto tecnico trasporti e logistica, un liceo linguistico e un istituto professionale alberghiero.[18][19]
La biblioteca comunale di Maddaloni fu istituita il 1º marzo 1969 con patrimonio librario di circa 17 000 volumi, e 57 tra quotidiani e periodici. Nella sala convegni si svolgono molte attività culturali organizzate dalla biblioteca e da altri organismi. La nuova sede della biblioteca comunale, dal 23 febbraio 2014, è il palazzo dell'ex liceo classico Giordano Bruno.
Maddaloni è sede di scuole dell'infanzia, di scuole primarie, di scuole medie di primo e secondo grado.
La maggior parte della popolazione è dedita al terziario, ma molte persone lavorano in fabbriche dislocate in zona o nelle prossime vicinanze. Da citare è la grande presenza di industrie agricole nelle zone più esterne del comune. Radicata tradizione è la produzione della sedia impagliata Maddalonese[senza fonte].[22] Negli anni, l'economia industriale ha visto la chiusura delle fabbriche "storiche". È doveroso ricordare[senza fonte] la Face Standard, multinazionale operante nel ramo telefonico e delle telecomunicazioni, il cementificio (ex Cementir), la C.I.S.A. (Commercio Industrie Salumerie Alfieri – Fabbrica della mortadella) e la Cerciello (confezionamento pomodori) che diedero un notevole impulso in termini di occupazione e di sviluppo del territorio.
Importante piattaforma logistica e di stoccaggio a livello continentale, è il quinto interporto italiano per importanza su nove in totale.
Il territorio di Maddaloni è direttamente collegato con la tangenziale di Caserta che attraversa tutto il capoluogo e il suo hinterland. Le altre arterie principali sono:
Nel territorio passano anche altre diramazioni di arterie terziarie che sono:
Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
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1946 | 1948 | Giuseppe Brancaccio | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1948 | 1950 | Domenico Renga | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1950 | 1952 | Elio Rosati | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1952 | 1956 | Elio Rosati | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1956 | 1960 | Salvatore Cardillo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1960 | 1962 | Luigi Stasi | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1962 | 1964 | Salvatore Cardillo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1965 | 1970 | Giuseppe Caliendo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1970 | 1971 | Giovanni DI Cerbo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1971 | 1975 | Amedeo Lurini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1975 | 1979 | Salvatore Cardillo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1979 | 1983 | Giovanni Di Cerbo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1983 | 1985 | Nino Caturano | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1985 | 1988 | Salvatore Cardillo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1989 | 1991 | Francesco D'Angelo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1991 | 1993 | Gaetano Iodice | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1993 | 1994 | Francesco Lombardi | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
1994 | 1996 | Gaetano Pascarella | PDS | Sindaco | |
1996 | 1997 | Paolino Maddaloni | Commissario | ||
1997 | 2001 | Gaetano Pascarella | L'Ulivo | Sindaco | |
2001 | 2001 | Giuseppe Urbano | Commissario | ||
2001 | 2005 | Francesco Lombardi | L'Ulivo | Sindaco | |
2005 | 2006 | Antonio Cerreto | L'Ulivo | Vicesindaco f.f. | |
2005 | 2006 | Angelo Orabona | Commissario | ||
2006 | 2010 | Michele Farina | L'Unione | Sindaco | |
2010 | 2010 | Oreste Iovino | Commissario | ||
2010 | 2012 | Antonio Cerreto | Il Popolo delle Libertà | Sindaco | |
2012 | 2013 | Ilaria Tortelli | Commissario | ||
2013 | 2016 | Rosa De Lucia | Forza Italia | Sindaco | [23] |
2016 | 2017 | Samuele De Lucia | Commissario | [24] | |
2017 | 2017 | Andrea De Filippo | Forza Italia | Sindaco | [25] |
2017 | 2018 | Benedetto Basile | Commissario | ||
2018 | 2023 | Andrea De Filippo | Forza Italia | Sindaco | [26] |
2023 | "in carica" | Andrea De Filippo | Coalizione di diverse liste | Sindaco |
La squadra di calcio locale è la U.S. Maddalonese; la squadra è stata iscritta al campionato di Eccellenza anche se in seguito (2023) il titolo è stato ceduto ad altra compagine.
Nella stagione 2008/2009 la città ha avuto una rappresentanza in C2 ovvero la Virtus Maddaloni. Nella stagione 2010/2011 la Virtus Maddaloni è passata in serie C1.
Maddaloni è stata più volte partenza e/o arrivo di tappa del Giro d'Italia:
Data | Tappa | Vincitore | Nazionalità |
1985 (29 maggio) | 12ª | Bernard Hinault | ![]() |
1995 (22 maggio) | 10ª | Tony Rominger | ![]() |
1998 (22 maggio) | 6ª | Alex Zülle | ![]() |
2000 (15 maggio) | 2ª | Cristian Moreni | ![]() |
2002 (22 maggio) | 10ª | Robbie McEwen | ![]() |
2003 (16 maggio) | 6ª | Alessandro Petacchi | ![]() |
2011 (13 maggio) | 7ª | Bart De Clercq | ![]() |
Dalla stagione 2004-05 alla stagione 2006-07 ha avuto una squadra nel campionato di A1 donne di basket, il Kalati, giunta alle semifinali di FIBA Europe Cup nel 2005-06; nella stessa stagione ha inoltre partecipato ai play-off scudetto uscendo ai quarti. Il quintetto base della stagione dei record era composto da: Anna Zimerle (playmaker), 'Rosi' Sanchez (guardia), Anna Vicenzetto (ala piccola), Plenette Pierson (ala grande), 'Mama' Dantas (pivot). La tradizione della pallacanestro femminile a Maddaloni è stata portata avanti dal Centro Diana Maddaloni che partendo dalla serie C, è arrivata alla conquista della serie A3 nel campionato 2011/2012 vincendo il concentramento finale svoltosi a Bari contro Cagliari, Palermo e Roma.
Inoltre ha una squadra di basket maschile, l'Artus Basket Maddaloni, che dalla stagione 2002/03 alla stagione 2008-09 ha militato ininterrottamente in B2. Il sodalizio annovera tra le sue file atleti quali Davide Serino, Pablo Enrique Albertinazzi, Di Lauro, il capitano Carlos Mainoldi, Pietro Saccoccio, Stefano Bazzucchi, Salvatore Desiato, Nando Gentile, Domenico Marzaioli, Aniello Garofalo, Stefano D'Aiello, Antonio Zamo e Dario D'Orta. Dalla stagione 2009-2010 la rappresentanza del basket maschile in città è passata alla Pallacanestro San Michele - Navale Maddaloni che, dopo l'uscita di scena dell'Artus (rimasta però come settore giovanile), tiene alta la tradizione della pallacanestro calatina militando nel campionato di serie C2, vinto nell'anno 2011/2012 entrando a far parte della Lega Nazionale C. Nel 2012/2013 ha vinto il campionato di Lega Nazionale C entrando a far parte della Lega Nazionale B (LNB).
Le squadre presenti sono:
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