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Il labirinto del fauno (El laberinto del fauno) è un film del 2006 scritto, diretto e prodotto da Guillermo del Toro.
Si tratta del secondo capitolo di una dilogia ideale di genere fantastico dello stesso del Toro (la prima è La spina del diavolo), girata interamente in spagnolo ed ambientata durante la guerra civile ed il secondo dopoguerra spagnoli. Era previsto in origine anche un terzo capitolo, intitolato 3993 (riferimento al 1939 - anno di conclusione della guerra civile - ed al 1993, anni che avrebbero avuto un grande significato nel film dato che la storia si sarebbe incentrata sull'apertura delle fosse comuni della guerra civile), ma che il regista alla fine accantonò per concentrarsi sulla realizzazione di Hellboy: The Golden Army.[1]
Di produzione ispano-messicana[2], venne presentato in concorso al Festival di Cannes 2006,[3] rivelandosi poi uno straordinario successo di critica, al punto che, secondo i calcoli del sito Metacritic, risulta l'opera cinematografica più apprezzata a livello mondiale dell'intero 2006.[4] Nel 2007 si è aggiudicato il premio al miglior film della National Society of Film Critics,[5] e tre Premi Oscar: miglior fotografia, miglior scenografia e miglior trucco.[6]
Spagna, 1944. La guerra civile si è conclusa da tempo, con Francisco Franco che ha preso saldamente il pieno potere. In una zona montuosa ci sono però ancora dei ribelli che non si arrendono al nuovo regime[7]: l'avamposto deputato è sotto il comando dello spietato capitano Vidal che ha chiamato a sé la moglie Carmen, perché vuole che partorisca presso di lui. Quest'ultima, che patisce il lungo viaggio, porta con sé la figlia Ofelia, nata dal primo matrimonio.
In questo contesto di tensione, con la madre sofferente e un patrigno ostile, la ragazza sfrutta la sua immaginazione e si rifugia in un mondo incantato popolato da personaggi fantastici protagonisti dei suoi libri preferiti. Una notte, accompagnata da delle fate, Ofelia si addentra in un labirinto situato presso la casa in cui risiede, incontrandovi un Fauno: la creatura le spiega che lei è la reincarnazione della principessa Moanna, figlia del Re del mondo sotterraneo, la quale scomparve tempo addietro quando giunse nel mondo degli umani: la bambina potrà ritornare nel mondo sotterraneo solo superando tre prove, le cui istruzioni compariranno man mano su un libro magico. Ofelia dubita delle parole del Fauno, sostenendo di essere figlia di un sarto morto in guerra, ma la creatura afferma che la sua vera appartenenza è dimostrata da una voglia a forma di falce di luna presente sulla sua spalla sinistra. Inoltre le rivela che suo padre fece costruire portali magici in tutto il mondo affinché la ragazzina potesse ritrovare la strada di casa, e che il labirinto in cui si trovano è l'ultimo rimasto.
La bambina scopre che la governante Mercedes appoggia segretamente i ribelli, tra i quali vi è il fratello Pedro, ma non la denuncia e ne diventa anzi grande amica. Mentre la lotta fra Vidal e i ribelli prosegue, Ofelia affronta la prima prova che consiste nel recarsi su una collina del bosco dove sorge un imponente e antico albero, gravemente malato a causa di un grosso rospo velenoso che ha fatto il nido tra le sue radici: la ragazzina deve fargli mangiare tre pietre di ambra magica per ottenere una chiave che si trova nel suo ventre, necessaria alla seconda prova. Con uno stratagemma, Ofelia inganna il rospo facendogli ingoiare le pietre e recupera la chiave.
Intanto la salute di Carmen si aggrava: il Fauno quindi dona alla bambina una mandragora, che Ofelia tiene sotto il suo letto in una ciotola di latte nutrendola ogni giorno con il proprio sangue e grazie alla quale la salute della donna migliora. La notte dopo, alla ragazzina viene affidata la seconda prova: usare un gessetto magico per aprire una porta che dalla sua camera la conduca nelle segrete dell'Uomo Pallido (un essere umanoide apparentemente cieco e immobile, divoratore di bambini) e recuperare il suo pugnale. Accompagnata da tre fate, Ofelia trova il mostro seduto a una tavola sontuosamente imbandita, recupera il pugnale ma contro l'ordine del Fauno di non cibarsi di nulla, assaggia due chicchi d'uva sulla tavola: l'Uomo Pallido si sveglia, afferra i suoi occhi da un piattino, li infila nelle cavità sui palmi delle sue mani, dopodiché afferra e divora due delle tre fate dopo averle orribilmente decapitate e si lancia all'inseguimento di Ofelia, che all'ultimo momento riesce a scappare disegnando un'altra porta sul soffitto. La notte successiva quest'ultima confessa al Fauno di non aver rispettato il suo ordine, e lui la rimprovera duramente rifiutandosi di rivelarle la terza prova.
Quella stessa sera Vidal scopre la mandragora sotto il letto di Carmen, sgrida aspramente Ofelia e consegna la radice alla donna, che la butta nel fuoco: dopo ciò, la salute di Carmen precipita fino alla morte per parto, dando alla luce un maschio, e lasciando come unico conforto a Ofelia la compagnia di Mercedes, con la quale sviluppa un rapporto madre-figlia. Vidal uccide il dottor Ferreiro quando scopre che aiuta segretamente i ribelli, e sta per fare lo stesso con la governante, ma quest'ultima riesce a liberarsi e lo pugnala più volte al busto e al volto, senza tuttavia eliminarlo. Mercedes scappa e si rifugia dai ribelli.
Ofelia viene rinchiusa in camera dove incontra nuovamente il Fauno, che le concede un'altra opportunità: l'ultima prova consiste nel recuperare il fratellastro neonato e portarlo al labirinto il più presto possibile. Grazie a un altro gessetto magico, la bambina riesce a scappare ma si rifiuta di obbedire all'ultima prova, cioè sacrificare il sangue di una creatura innocente, inteso il neonato. Ofelia dimostrerà così, il suo grande cuore, non volendo fare del male al suo fratellastro, a cui vuole bene, innocente per le colpe del suo crudele padre, ed è disposta a sacrificare tutto ciò che lei possiede, pur di proteggerlo. Vidal insegue Ofelia nel labirinto e quando la trova la vede intenta a parlare da sola. Egli riprende il piccolo e poi le spara senza alcuna pietà. All’uscita del labirinto, però, l'uomo viene giustiziato dai ribelli (che hanno conquistato la zona) mentre il bambino viene accolto da Mercedes, la quale dichiara a Vidal, prima che venga ucciso, che il piccolo non saprà mai di chi è figlio, per risparmiargli le atrocità commesse dal padre.
Nel frattempo, Ofelia muore per lo sparo e il suo sangue cola sulle pietre del labirinto, aprendo così la via verso il fantastico mondo sotterraneo dove viene acclamata dai suoi genitori e i sudditi. Il padre le rivela che è proprio scegliendo di non sacrificare il fratello che la bambina, con il suo sangue altrettanto innocente, ha potuto superare l'ultima prova, la più importante. In quel momento compare anche il Fauno insieme a tutte le fate, che volano felici intorno alla bambina, elogiando anch'egli la scelta di Ofelia. Contemporaneamente a questa riunione, Mercedes trova quest'ultima e, stringendola a sé, le canta un'ultima ninna nanna. Sull'albero oggetto della prima prova della protagonista sboccia un nuovo fiore, vicino al quale si posa l'insetto-fata.
La genesi del film va individuata in un taccuino che il regista Guillermo del Toro riempì per una ventina d'anni di bozzetti e appunti vari, e che rischiò di perdere durante un viaggio.[1]
La prima concezione della storia vedeva una donna incinta innamorarsi di un Fauno per il quale sacrificava il figlio che aspettava in modo da vivere insieme per sempre.[8][9]
L'idea della creatura gli venne da un sogno lucido ricorrente avuto da bambino secondo cui, a mezzanotte, osservava un fauno sbucare da un orologio appartenuto al nonno; il design finale del Fauno subì diverse modifiche al fine di renderlo maggiormente legato alla natura ed intimidatorio.[1]
Invece il grottesco e terrificante Uomo Pallido, che ha sui palmi delle mani degli squarci nei quali inserisce i suoi occhi, è basato su uno yōkai (mostro della mitologia giapponese) chiamato tenome (手の目, "occhi sulle mani").[11] Del Toro ha affermato che questo essere è la rappresentazione di tutto il male istituzionale che si "nutre" degli indifesi;[12] non a caso sorveglia un ricco banchetto - facile esca in periodi di carenza dovuti alle guerre - dal quale, se il malcapitato bambino assaggia qualcosa, non può più scappare finendo divorato dal mostro.[1] Rappresenta inoltre una combinazione tra la chiesa cattolica e il fascismo: un richiamo evidente di ciò vi è nella scena della cena presieduta da Vidal, durante la quale un sacerdote dichiara che «Dio si è già occupato delle anime di quegli uomini, la sorte dei loro corpi non è affar suo», riferendosi ai guerriglieri nascosti nel bosco.[8][9]
La scena in cui un giovane contadino viene picchiato in volto da Vidal con una bottiglia di vetro si rifà a due episodi realmente accaduti a cui assistettero da giovani Del Toro e alcuni suoi amici: in uno un membro dell'élite spagnola fascista entrò in un negozio di alimentari e uno dei presenti rifiutò di togliersi il cappello in sua presenza, così il fascista lo colpì al volto con il calcio della sua pistola e gli rubò la spesa; nell'altro un suo amico venne coinvolto in una rissa e venne ripetutamente colpito al volto con una bottiglia che tuttavia non si ruppe, un dettaglio rimasto impresso nella memoria del regista.[1][8] Cresciuto in una parte violenta del Messico, Del Toro affermò:
La fiaba narrata da Ofelia al fratello non ancora nato includeva in principio un drago chiamato Varanium Silex, custode di una montagna circondata da rovi in cima alla quale fiorisce una rosa blu che dona l'immortalità; la creatura e le spine inducono gli uomini a rinunciare alla rosa, preferendo evitare il dolore piuttosto che subirlo per ottenere l'immortalità. Nonostante per la scena fosse tematicamente importante, la figura del drago venne esclusa per motivi di budget.[14]
L'albero in cui Ofelia deve addentrarsi durante la prima prova ha una conformazione che ricorda sia le corna del Fauno (elemento incorporato nell'architettura)[8] che l'apparato genitale femminile (che riappare nel libro magico quando Carmen è in procinto di partorire), rimando al concetto di fertilità e rinascita.[1]
Del Toro ha ripetuto più volte che, nonostante una storia possa avere diversi significati a seconda dello spettatore, «oggettivamente, nel modo in cui l'ho strutturata, ci sono indizi che ti dicono... che è reale». Alcuni indizi: la mandragora che guarisce Carmen, il gessetto che Ofelia lascia sulla scrivania di Vidal, la fuga della bambina attraverso un vicolo cieco del labirinto, la sua voglia a forma di falce di luna presente sulla sua spalla sinistra, il fiore che sboccia sull'albero cavo alla fine del film.[8]
Nonostante l'industria di Hollywood premesse per un'atmosfera meno sinistra e la recitazione in lingua inglese al fine di rendere il film accessibile ad un pubblico più ampio, Del Toro si oppose dichiarando che Il labirinto del fauno non era stato concepito per il profitto, ma per la visione; rinunciò al suo intero stipendio da regista per assicurarsi che i requisiti del budget fossero rispettati.[1][13]
Per il ruolo di Ofelia vennero provinate un centinaio di candidate; Del Toro aveva scritto il ruolo per una bambina di 8 o 9 anni, ma rimase colpito dall'allora undicenne Ivana Baquero, quindi decise di scritturarla e rimaneggiare la sceneggiatura per adattarla alla sua età,[1] oltre ad inviarle fumetti e libri di fiabe per aiutarla ad entrare maggiormente nel ruolo. Riguardo alla disobbedienza di Ofelia, Del Toro asserì:
Doug Jones, che aveva già lavorato con Del Toro nei film Mimic e Hellboy, venne contattato per interpretare il duplice ruolo del Fauno e dell'Uomo Pallido. Jones accettò ma scoprì che il film sarebbe stato girato in spagnolo, lingua che non parlava affatto; tuttavia insistette nell'imparare i dialoghi, approfittando delle cinque ore giornaliere di trucco alle quali doveva sottoporsi. Alla fine Del Toro preferì farlo doppiare dall'affermato attore di teatro Pablo Adán, ma gli sforzi di Jones non sono stati vani dato che Adán ha potuto facilmente riprendere il labiale e l'intonazione.[1][8]
Del Toro offrì a Sergi López la parte del capitano Vidal un anno e mezzo prima dell'inizio delle riprese, pur con dubbi da parte dei produttori spagnoli che lo ritenevano più adatto a commedie e melodrammi.[16]
Le riprese furono effettuate interamente in Spagna, in particolare a Belchite, El Espinar, Segovia, Sierra de Guadarrama e Algete, dall'11 luglio al 15 ottobre 2005.[18]
In quei mesi la regione di Segovia si trovava in un periodo di siccità, fatto che complicò le scene di sparatoria a causa dell'elevato rischio di incendi: per questo motivo le esplosioni e gli spari furono rielaborati completamente in post-produzione, rendendo inoltre gli ambienti più umidi e muschiosi.[8]
Del Toro e Guillermo Navarro, il direttore della fotografia, scelsero di privilegiare le immagini rispetto ai dialoghi quindi, anche durante le riprese a camera fissa, il più delle volte essa venne mossa leggermente affinché l'immagine si spostasse in modo quasi impercettibile; la differenza tra il mondo umano e quello fantastico viene espressa in particolare dall'uso dei colori: nel primo caso si ha una prevalenza di colori freddi e scuri, mentre nel secondo dominano i colori caldi con sfumature dorate.[1][8][19]
Navarrete, il capo-elettricista David Lee e il capo-attrezzista Rick Stribling lavorarono a stretto contatto per assicurarsi di ottenere un'immagine perfetta del collegamento visivo tra il mondo umano e quello fantastico.[19]
Del Toro si occupò personalmente di scrivere i sottotitoli in inglese in quanto rimasto deluso dall'adattamento di quelli del suo precedente lavoro, La spina del diavolo, non volendo che nessuna delle sue idee andasse persa nel processo di traduzione.[1][8]
Il compositore Javier Navarrete ha strutturato l'intera colonna sonora del film come fosse una ninna nanna, la cui progressione melodica suggerisce l'innocenza della protagonista, calata però in un contesto tutt'altro che innocente.[20] La pubblicazione è avvenuta il 19 dicembre 2006.
L'immagine di copertina che ritrae il Fauno mentre abbraccia Ofelia (inizialmente pensata come locandina per la promozione della pellicola) è stata disegnata dall'illustratore statunitense Drew Struzan.[21]
La pellicola venne presentata in anteprima al Festival di Cannes il 27 maggio 2006,[3] e nei mesi seguenti venne proiettata in numerose altre importanti rassegne cinematografiche.[22]
Il film è stato distribuito in Spagna l'11 ottobre 2006, in Messico il 20 ottobre e negli Stati Uniti d'America il 29 dicembre.[22]
In Italia la distribuzione è avvenuta il 24 novembre 2006,[22] con l'adattamento dei dialoghi e la direzione del doppiaggio a cura di Tonino Accolla.
In America il film ha ricevuto dal MPAA un divieto ai minori di 17 anni (pur variando nei vari stati) per la presenza di violenza esplicita e linguaggio scurrile, mentre in Italia il film è stato vietato ai minori di 14 anni.[23]
Nel resto del mondo le limitazioni sono simili.
L'incasso totale ammonta a 83850267 $, a fronte di un budget di 19000000 $.[24]
Il film ha ricevuto una notevole accoglienza da parte della critica specializzata, con molti elogi riguardanti gli effetti visivi, la regia, la fotografia, la recitazione e il messaggio di fondo.
Roger Ebert ha assegnato alla pellicola la valutazione massima di 4 stelle su 4:
Su Rotten Tomatoes il film detiene un indice di approvazione professionale del 95%, con un voto medio di 8,6/10 basato su 244 recensioni; il consenso critico del sito recita "Il Labirinto del Fauno è Alice nel Paese delle Meraviglie per adulti, dove gli orrori della realtà e della fantasia si fondono insieme in una favola straordinaria e affascinante".[26]
Su Metacritic ha ricevuto una valutazione professionale di 98/100 basata su 37 recensioni, corrispondente ad un'«acclamazione universale».[27]
Il 3 aprile 2019 Guillermo Del Toro annunciò la pubblicazione a luglio di un'antologia di racconti che approfondisce ed espande la mitologia alla base del film, scritta insieme a Cornelia Funke.[28] Il romanzo è stato pubblicato in Italia il 15 ottobre 2019.[29][30]
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