Camponeschi

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Camponeschi
D'argento ai cinque monti d'azzurro.
Stato Ducato di Spoleto
Regno di Sicilia
Regno di Napoli
Casata di derivazioneConti dei Marsi
Titoli
FondatoreCamponesco Camponeschi
Ultimo sovranoLucrezia Camponeschi
Data di fondazione1146
Data di estinzioneXVII secolo
Confluita inCarafa
Pica
Alfieri
EtniaItaliana
Rami cadetti
  • Ramo di San Vittorino
  • Ramo dell'Arciprete
  • Ramo dei conti di Montorio
  • Ramo di Pirro Camponeschi
  • Ramo di Marino Camponeschi

I Camponeschi (anche Camponesca[1] o Camponesco[2], anticamente Camponisci[A 1] e talvolta menzionati con il patronimico Dell'Arciprete[3]) furono una famiglia nobile italiana, protagonista della storia dell'Aquila nel Medioevo[4].

Tradizionalmente di parte angioina, conquistarono il predominio tra le famiglie aquilane con Lalle I Camponeschi nel 1345, governando poi la città fino alla fine del XV secolo, similmente a quanto avvenne con i Medici a Firenze, gli Scaligeri a Verona e gli Sforza a Milano, venendo stimata, rispettata e temuta dalle altre casate del Regno di Napoli e dagli stessi sovrani napoletani e spagnoli[5]. Ressero inoltre numerose terre, tra cui la contea di Montorio, fino all'estinzione del ramo di Pietro Lalle Camponeschi nel XVI secolo; la primogenita di quest'ultimo, Vittoria, si legò in seconde nozze ai Carafa ed ebbe come figlio Gian Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV, cui trasmise per discendenza la contea e i territori annessi[6]. Rimase il ramo originatosi da Marino, che si estinse nel XVII secolo confluendo nelle famiglie Alfieri e Pica; Lucrezia Camponeschi ne fu l'ultima discendente[7].

Storia

Origini

San Vittorino, anticamente denominato Amiterno, dove ebbe origine la famiglia Camponeschi

La famiglia si ritiene derivi dai Conti dei Marsi, i cui primi membri dimoravano nelle terre camponesche possedute in feudo, un vasto territorio che si estendeva tra Accumoli, Amatrice e Cittareale, citato sul Catalogus baronum già nel XII secolo[8]. Sebbene la genealogia documentata faccia capo a Matteo[A 2], attestato nel 1283, i cui figli Lalle, Matteo e Giovanni (Gianni)[A 3] furono ricchi feudatari, la casata trasse il nome dal capostipite Camponesco vissuto nel 1146[9]. Questi, come chiarì lo storico Claudio Crispomonti, edificò il castello Camponesco (trattavasi di Villa Camponeschi, contemporanea frazione del comune di Posta), conferendogli il proprio nome ed estendendolo ai territori limitrofi, oltre che agli stessi abitanti, popolarmente denominati camponisci[10]. Prima ancora, la linea ancestrale del casato era radicata nell'antica Amiterno (San Vittorino), dove anni innanzi, verso la fine del XIII secolo, è documentata la presenza di uno dei suoi più noti esponenti, ossia Rinaldo, arciprete della chiesa locale, figlio di Todino, da cui derivò il patronimico Dell'Arciprete con il quale sono indicati i Camponeschi in quel periodo[11].

Dominio sull'Aquila con Lalle I e Lalle II

Antico disegno della città dell'Aquila

In seguito alla fondazione dell'Aquila, i Camponeschi si affermarono come famiglia espressione del ceto mercantile e borghese della città, in antagonismo ai Pretatti, sostenitori del feudalesimo; in questa sanguinosa guerra tra fazioni, si distinse Lalle I Camponeschi, figlio di Giovanni (Gianni), che riuscì ad avere la meglio sia sui Pretatti che sul rivale Bonagiunta di Bonagiunta di Poppleto, conquistando di fatto, nel 1345, il predominio cittadino[12]. Da quel momento, e per circa un secolo e mezzo, i Camponeschi governarono la città, esplicitando un'autorità simile a quella di cui godevano i Medici a Firenze, gli Scaligeri a Verona e gli Sforza a Milano, venendo stimata, rispettata e temuta dalle altre casate del Regno di Napoli e dagli stessi sovrani napoletani e spagnoli[5].

Forte del titolo di camerlengo, Lalle I godette dell'appoggio dapprima di Luigi I d'Ungheria e poi della regina Giovanna I d'Angiò, desiderosi di assicurarsi la fedeltà degli aquilani nella persona del suo massimo esponente: ottenne quindi la carica di gran connestabile del Regno di Napoli e fu insignito del titolo di conte di Evoli, di Sant'Agata, di Monteodorisio e, sin dal 1348, di Montorio – appellativo che da lì contraddistinse l'intera famiglia – oltre che dotato di numerosi altri beni, tra cui Atessa, Città Sant'Angelo e altre numerose terre tolte a Carlo d'Artus[13]. Nel 1354 fu assassinato a Bazzano da Filippo di Taranto[14].

Il figlio di Lalle I, omonimo e conosciuto come Lalle II, continuò a dominare la città quale esponente dei Camponeschi; per assicurarsi la sua fedeltà, la regina gli confermò i titoli del padre compreso quello di gran connestabile, sebbene Lalle II si schierò dalla parte di Carlo III d'Angiò-Durazzo durante la crisi dovuta allo scisma d'Occidente, salvo poi tornare sui suoi passi al termine del conflitto, appoggiando Luigi II d'Angiò-Valois[3].

Giampaolo, Antonuccio, Luigi I e Luigi II

Antonuccio Camponeschi accoglie in città la regina di Napoli Giovanna II d'Angiò-Durazzo dopo la fine della guerra dell'Aquila nel 1424

La città, schieratasi largamente con i Durazzo, insorse contro Lalle II e, alla morte di quest'ultimo il 21 giugno 1383, si rivoltò ferocemente contro la moglie Elisabetta Acquaviva e gli otto figli[3]. Ne fece le spese Marino, mentre il primogenito, Giampaolo (che aveva ereditato il titolo di conte di Montorio), si salvò a stento[3]. Desideroso di conquistare L'Aquila, Ladislao d'Angiò-Durazzo, erede dei Durazzo, adescò dunque un altro figlio di Lalle II, il capitano di ventura Antonuccio che combatté per lui in Ungheria; alla morte di Ladislao, nel 1414, fu esiliato dalla città per mano di Giovanna II d'Angiò-Durazzo potendovi fare ritorno solamente nel 1422[3]. Due anni dopo difese vittoriosamente la città dall'assedio di Braccio da Montone nell'ambito della guerra dell'Aquila[3].

Alla morte di Antonuccio, il titolo di conte di Montorio passò ad un'altra personalità illustre del casato, Luigi (o Ludovico) I, detto il Conte grasso per la sua corporatura; questi prese in sposa Angelella Marzano – sorella di Giovanni Antonio, duca di Sessa, e di Maria, prima promessa sposa di Luigi II d'Angiò-Valois e poi moglie di Nicolò da Celano – , accrescendo così il prestigio familiare[15]. Al 1442 risale un editto di Alfonso V d'Aragona in cui conferma la contea di Montorio a Luigi II Camponeschi, figlio maggiore di Battista, fratello di Luigi I; alla morte di Luigi II, nel 1457, la contea passa a Pietro Lalle Camponeschi, suo figlio[16].

Ultimi avvenimenti con Pietro Lalle ed estinzione della casata

Silvestro dell'Aquila, Mausoleo di Maria Pereira Noroña e Beatrice Camponeschi, Basilica di San Bernardino, L'Aquila, 1488

Pietro Lalle, continuando nel solco della tradizione angioina della famiglia, portò L'Aquila a prendere parte attiva nella congiura dei baroni ribellandosi a re Ferrante d'Aragona[3]. Fu tuttavia sconfitto e perse tutte le sue terre; in seguito alla sua carcerazione, il controllo della città passò ai Gaglioffi che nel 1485, nel tentativo di liberarsi dal giogo aragonese, misero in atto un tentativo di secessione e dichiararono la città sotto la protezione di papa Innocenzo VIII; allorché il Ferrante liberò Pietro Lalle e, approfittando di una temporanea pace tra gli schieramenti, placò la rivolta, salvo poi perpetuare, tra il 1492 e il 1493, una dura e sanguinosa rappresaglia che colpì duramente le casate ribelli[3].

Sposato con Maria Pereira Noroña, discendente diretta di Enrico II di Castiglia, Pietro Lalle ebbe solo figlie femmine, delle quali Beatrice morì prematuramente a soli quindici mesi; ad essa e alla madre è dedicato il mausoleo situato nella basilica di San Bernardino, realizzato dallo scultore Silvestro dell'Aquila[17]. La prima figlia di questi, Vittoria, si legò in seconde nozze ai Carafa ed ebbe come figlio Gian Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV, cui trasmise per discendenza la contea e i territori annessi; con lei quindi si estinse nel XVI secolo il ramo dei conti di Montorio[18]. La casata continuò a vivere con il ramo originatosi da Marino, che si estinse nel XVII secolo confluendo nelle famiglie Alfieri e Pica; Lucrezia Camponeschi ne costituì l'ultima discendente[7].

Ciononostante, il cognome Camponeschi continuò a comparire altrove, come a Giulianova e Teramo, ma si trattava di discendenti di famigli che avevano prestato servizio presso la casata, ai quali per riconoscenza era stato concesso l'uso di tale appellativo[19].

Albero genealogico

Di seguito è riportato l'albero genealogico della famiglia a partire da Matteo Camponeschi[A 2], attestato nel 1283[A 4]:

 Matteo[A 2]
fl. 1283
 
   
Lalle
Matteo[A 5]
fl. 1313
 Giovanni (Gianni)[A 3]
fl. 1318
  
     
Odoardo
fl. 1337
Matteo (Matteuccio)[A 20]
fl. 1336
Mattia[A 21]
fl. 1329
sp. Margherita ?
 Lalle I[A 6]
...-1354
sp. (1) ? Bonagiunta di Poppleto
(2) Diana Barile
Giovanni (Giannotto)[A 7]
fl. 1348
  
      
 Buccione
...-ante 1411
sp. Ceccarella/Cecca Bonagiunta di Poppleto
 Giovan Anton Francesco (Francesco/Cecco) l'Arciprete[A 22]
fl. 1376
Francesca
sp. Nicola di Paganica
Enrico (Arrigo)[A 8]
fl. 1348
 Lalle II[A 9]
...-1383
sp. Elisabetta Acquaviva
Pietruccio
fl. 1423
    
              
Giambattista
fl. 1361
Maruccia
...-1417
sp. Niccolò Gaglioffi
Antonio dell'Arciprete[A 23]
fl. 1366
sp. Isabella Savelli
Nella
fl. 1357
sp. Giacomo Gaglioffi
Nicola
fl. 1366
sp. Angeluccia ?
Melchiorre[A 10]
Giampaolo[A 11]
fl. 1419
sp. (1) Masella di Rillana[20]
(2) ? Colonna
Luigi I (Ludovico I)[A 12] (il Conte grasso)
fl. 1430
sp. Angelella Marzano
Battista
...-1417
sp. Chiara Gaglioffi
 Pirro
fl. 1418
sp. Margherita ?
 Marino
...-1391
Odoardo
fl. 1401
Urbano
fl. 1401
Antonuccio[A 13]
1370-1452
sp. Giovannella Pappacoda
   
              
 Luigi II (Ludovico II)[A 14]
...-1457
sp. Beatrice Gaglioffi[21]
Giambattista
fl. 1442
Pietro Lalle[A 15]
...-1469
sp. Elisabetta/Cassandra Acquaviva
?[A 16]
Elena
sp. Ludovico Rivera
Odoardo
fl. 1442
sp. Camilla Cantelmo
Pietro Lalle
fl. 1444
Giorgio
...-1444
Giambattista
fl. 1444
 Antonuccio
...-1444
 Margherita
sp. Bartolomeo Domenico Riccardi
 Melchiorre
fl. 1422
sp. (1) ?
(2) Caterina ?
Odoardo
fl. 1422
Petruccio
     
      
 Pietro Lalle[A 18]
...-1490
sp. Maria Pereira Noroña
 ?[A 17]
fl. 1487
 Pirro
...-1478
sp. Elisabetta di Basilio
 Ercole
fl. 1467
sp. Taddea Tacconi[22]
 Antonio
fl. 1468
Pasqua di Pile
Caterina
fl. 1459
    
              
 Vittoria
sp. (1) Ludovico Franchi
(2) Giovanni Antonio Carafa
Diana/Giovannella
...-1482
sp. Restaino Cantelmo
Chiara
sp. Restaino Caldora
Ginevra
sp. Luigi di Capua
Beatrice[A 19]
 Giovan Giorgio
fl. 1487
Margherita
fl. 1491
Ettore[A 24]
 Antonuccio[A 25]
...-ante 1487
sp. ? di Rascino[23]
Giacomo Antonio
Pietro Martire
Francesco Bernardino
Bernardina
sp. Artus di Sangro
Masciarella
  
      
 Riccardo
...-1486
Odoardo[A 24]
...-1486
Giacoma
fl. 1468
sp. Ottaviano Castiglione
Pietro Lalle
1477 ca.-1502
Ettore
1479 ca.-...
Cassandra Pasquali
Maria
fl. 1494
sp. Giambattista Rosa
  
    
 Giacomo
fl. 1489
Urbano[A 26]
fl. 1472
 Pietro Lalle
...-1586 ca.
sp. Pellegrina ?
Beatrice
sp. Alfonso Alfieri[24]
 
     
 Maria
...-1591
Prospero Alfieri[25]
Anton Francesco[A 27]
Ercole
fl. 1565
sp. Beatrice Carli
Chiara
fl. 1570
sp. Leonardo Petra
Orazio
 
  
 Lavinia
fl. 1613
sp. Alfonso Pica
Cinzia
sp. Marcantonio Pica

Risulta aver contratto matrimoni anche con le famiglie Borrello, Celano, Cicinello, Di Sangro, Orsini (ramo dei conti di Manoppello) e Petra[26].

Stemma

Altra versione dello stemma della famiglia Camponeschi

La blasonatura dello stemma della famiglia Camponeschi è d'argento ai cinque monti d'azzurro e costituiva l'arme di un capitano siciliano di nome Ruggero Largaspada, detto "il Superbo", e nel 1159 fu concessa dal re Guglielmo il Malo al condottiero Nardino Camponeschi dopo che questi lo aveva ucciso in battaglia[27]. Detta blasonatura compare incisa anche nella cella, antica moneta medievale coniata dalla zecca aquilana sotto la direzione dei Camponeschi (1442-1443)[28]. Il colore argento del campo simboleggerebbe, tra i suoi attributi, la purezza, mentre i monti (o cime) farebbero riferimento a possedimenti montani, con l'azzurro atto a testimoniare i valori di giustizia e lealtà[29]. Altre versioni dello stemma presentano sei monti anziché cinque, i quali furono ripresi dalla famiglia dei Berardi, noti come Conti dei Marsi, sua casata di derivazione, ma con le cime di verde poste in campo d'oro invece che d'argento[30]. Ne esiste anche una rara versione con tre cime[31]. Lo scudo dei Camponeschi, di forma francese moderna, era sorretto con le branche da un leone con la testa posta all'interno di un elmo nobiliare coronato d'oro, avente nel cimiero un'aquila coronata, emblema della città aquilana da essi governata[32].

Membri principali

Antonuccio Camponeschi fu uno dei più celebri esponenti della famiglia Camponeschi, noto per aver difeso la città dell'Aquila dall'assedio apportato da Braccio da Montone nel 1424
Gualtiero d'Alemagna, Monumento funebre a Pietro Lalle Camponeschi, Basilica di San Giuseppe Artigiano, L'Aquila, 1432

Feudi e dimore

Palazzo Camponeschi dell'Aquila

Nel corso della sua storia, la famiglia Camponeschi arrivò a possedere un totale di 5 contee e 67 signorie[62]. Di seguito è riportato un elenco non completo delle dimore da essa abitate[62]:

Note

Annotazioni
  1. ^ In latino Camponiscis o Camponischis.
  2. ^ a b c d Identificato erroneamente come Francesco Camponeschi, detto Cecco, dall'Enciclopedia Italiana e da Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906)Atti (1901 – punt. 1, p. 18, nota n. 31).
  3. ^ a b Identificato erroneamente come Edoardo/Odoardo Camponeschi dall'Enciclopedia Italiana, da Partner (1974a), in DBI, e da Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906)Atti (1901 – punt. 1, p. 18, nota n. 31).
  4. ^ La genealogia è stata ricostruita principalmente in base a quanto riportato da Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906)Atti . Cfr. anche Aldimari (1691), pp. 242-243, Ammirato (1580 e 1651), vol. 2, pp. 57-61, Crispomonti (1629-1634), pp. 136-145, e De Matteis C. (1996)passim.
  5. ^ Capitano di San Flaviano.
  6. ^ Conte di Evoli, Monteodorisio, Montorio e Sant'Agata, signore di Atessa, Città Sant'Angelo, Forcella, Molise, Preturo, Spoltore e Vasto, podestà di Foligno e Perugia, governatore dell'Aquila e gran connestabile del Regno di Napoli.
  7. ^ Conte di Monteodorisio, signore di Forcella e Preturo, ciambellano e podestà di Firenze. Morto senza discendenza.
  8. ^ Conte di Monteodorisio e ciambellano.
  9. ^ Conte di Montorio, governatore dell'Aquila e gran connestabile del Regno di Napoli.
  10. ^ Conte di Monteodorisio.
  11. ^ Conte di Montorio, ciambellano e maresciallo. Morto senza discendenza.
  12. ^ Conte di Montorio e signore di Baiano, Dragoni, Marzanello e Roseto. Morto senza discendenza.
  13. ^ Signore di Cittareale, Civitaquana e Tocco, governatore dell'Aquila, viceré e giustiziere degli Abruzzi, e senatore di Roma. Morto senza discendenza.
  14. ^ Conte di Montorio e castellano di Isernia.
  15. ^ Conte di Loreto e giustiziere. Morto senza discendenza.
  16. ^ Figlio/a di Battista Camponeschi di cui non se ne conosce il nome, sepolto/a in San Biagio.
  17. ^ Figlio/a di Odoardo Camponeschi di cui non se ne conosce il nome.
  18. ^ Conte di Montorio, signore di Alanno, Catignano, Civitaquana, Civitella Casanova, Nocciano e Pietranico, governatore dell'Aquila e viceré degli Abruzzi.
  19. ^ Morì prematuramente a quindici mesi. A lei e alla madre è dedicato il mausoleo di Maria e Beatrice nella basilica di San Bernardino dell'Aquila.
  20. ^ Governatore di Cittaducale.
  21. ^ Capitano di Accumoli, Amatrice, Amelia, Montagna e Montereale.
  22. ^ Arciprete di San Biagio e Sant'Antimo di Cascina, giurista e vicario.
  23. ^ Feudatario di Pescorocchiano.
  24. ^ a b Sindaco di Tempera.
  25. ^ Condottiero al servizio della Repubblica di Venezia.
  26. ^ Canonico del Duomo dell'Aquila.
  27. ^ Arciprete della chiesa di Santa Maria di Corno e storico.
Riferimenti
  1. ^ Aldimari (1691), p. 242.
  2. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53.
  3. ^ a b c d e f g h i Enciclopedia Italiana.
  4. ^ Treccani.it.
  5. ^ a b Crispomonti (1629-1634), pp. 136-137; Dragonetti (1847), p. 255; Enciclopedia Italiana; Partner (1974a), in DBI; Signorini (1868), pp. 178-179; Sismondi (1838), p. 334.
  6. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53 e 56; Crollalanza (1886), pp. 210-211; Enciclopedia Italiana.
  7. ^ a b Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Crollalanza (1886), pp. 210-211; Enciclopedia Italiana; Palma (1694), p. 44; Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906)Atti .
  8. ^ Caggese (1922), pp. 441-442; Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Tutini (1644), p. 74.
  9. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Crispomonti (1629-1634), p. 137, 139 e 145.
  10. ^ Crispomonti (1629-1634), p. 137; Enciclopedia Italiana; Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906)Atti (1901 – punt. 1, p. 18, nota n. 31).
  11. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Crispomonti (1629-1634), p. 137; Crollalanza (1886), p. 210; Enciclopedia Italiana.
  12. ^ Partner (1974a), in DBI.
  13. ^ De Bartholomaeis (1907), pp. 17 (Prefazione) e 177-178.
  14. ^ Crispomonti (1629-1634), p. 139; Partner (1974a), in DBI.
  15. ^ a b Ammirato (1580 e 1651), vol. 2, p. 59; Crispomonti (1629-1634), p. 141; Leosini (1848), p. 126.
  16. ^ De Matteis A. (1973), p. 185; Enciclopedia Italiana.
  17. ^ Ammirato (1580 e 1651), vol. 1, pp. 60-61; Bullettino della Regia Deputazione abruzzese di storia patria, p. 44; Carrelli (1914), p. 381; (EN) Charles Cawley, Castile & León, Counts & Kings, Kings of Spain, su fmg.ac, Foundation for Medieval Genealogy; Oddo Bonafede (1889), pp. 321-322; Partner (1974d), in DBI; Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906)Atti ; Signorini (1848), p. 222.
  18. ^ a b Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53 e 56; Enciclopedia Italiana.
  19. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 56; Crispomonti (1629-1634), p. 145.
  20. ^ Camera (1889), p. 168, nota n. 1.
  21. ^ AA.VV. (2015), pp. 99-100.
  22. ^ Clementi e Berardi (1980), p. 8.
  23. ^ Antinori (1783), p. 80.
  24. ^ Palma (1694), pp. 42-43.
  25. ^ Palma (1694), p. 46.
  26. ^ Campanile (1625), p. 60; Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 54; Ciarlanti (1644), p. 396; De Lellis e Confuorto (1701), p. 207; Lopez (1982), p. 53; Marra (1641), p. 419; Tutini (1644), p. 75.
  27. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 54; Crispomonti (1629-1634), p. 137; Elenco delle famiglie nobili d'Abruzzo, su casadalena.it.
  28. ^ Sambon (1892), p. 347.
  29. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 1, p. 19, 21, 25 e 37.
  30. ^ Belmaggio (1997), p. 75; Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Crollalanza (1886), pp. 210-211; Marucchi (1964), p. 87, tav. XI; Zazzera (1615), p. 104 e 106.
  31. ^ Aldimari (1691), p. 179 (Stemmario).
  32. ^ a b c Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Crispomonti (1629-1634), p. 137.
  33. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 54; Crispomonti (1629-1634), p. 137.
  34. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 54; Crispomonti (1629-1634), pp. 138-139.
  35. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 54; Crispomonti (1629-1634), p. 139.
  36. ^ Ciarlanti (1644), p. 396; Marra (1641), p. 419; Tutini (1644), p. 75.
  37. ^ Crispomonti (1629-1634), p. 139 e 145.
  38. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 54; Crispomonti (1629-1634), p. 145.
  39. ^ a b Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 55; Crispomonti (1629-1634), p. 145.
  40. ^ Aldimari (1691), p. 242; Ammirato (1580 e 1651), vol. 2, pp. 57-58; Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 55; Crispomonti (1629-1634), pp. 138-140; Dragonetti (1847), pp. 255-258; Partner (1974a), in DBI.
  41. ^ Aldimari (1691), p. 242; Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 55; Crispomonti (1629-1634), p. 140.
  42. ^ Crispomonti (1629-1634), p. 145; Tutini (1644), p. 75.
  43. ^ a b c d Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 55; Crispomonti (1629-1634), p. 143.
  44. ^ Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 55; Crispomonti (1629-1634), p. 140.
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Voci correlate

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