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Olivari B. | |
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Stato | ![]() |
Forma societaria | Società per azioni |
Fondazione | 1911 |
Sede principale | Borgomanero |
Settore | Manufatturiero |
Prodotti | Maniglie di Design |
Sito web | www.olivari.it |
Olivari B. S.p.A. è un produttore italiano di maniglie, pomoli, maniglioni e accessori per porte e finestre con sede a Borgomanero, in provincia di Novara.
L'azienda, a conduzione familiare e attiva dal 1911, si è storicamente avvalsa delle collaborazioni con importanti architetti e designer internazionali[1].
Nel 1911, Battista Olivari fonda a Borgomanero la Fonderia e Torneria B. Olivari srl. Sin da subito, produce maniglie e accessori per l'arredamento in metallo (ottone, bronzo, alluminio)[1].
L'azienda ha una produzione importante quando nel 1926 Battista Olivari muore, lasciando sei figli di giovane età. La vedova, Antonietta, assume la direzione dell'azienda e diventa una delle prime donne italiane a dirigere un'azienda metalmeccanica[2].
Iniziano le prime le collaborazioni con l'architetto Marcello Piacentini per il nuovo Palazzo di Giustizia di Milano, con gli architetti Alberico e Lodovico Barbiano di Belgiojoso per Casa Feltrinelli, e con Gio Ponti per il Palazzo Montecatini di Milano (successivamente per il Palazzo degli Uffici dell'EUR di Roma), ognuna delle quali genera un nuovo modello di maniglia[1][3].
Con la morte di Antonietta nel 1948, il figlio Ernesto assume la direzione dell'azienda e consolida le collaborazioni con architetti italiani per realizzare le maniglie delle loro nuove costruzioni[1].
Olivari introduce nuovi materiali (maniglia Bica in alluminio anodizzato, per Palazzo Bica) ed entra in molti progetti (Grattacielo Pirelli, Torre Velasca, Primo Palazzo Snam, Torre al Parco, i transatlantici Leonardo Da Vinci, Michelangelo e Raffaello, ecc.)[1].
Con gli anni ’60-‘70 anche la produzione Olivari è influenzata dalla nascente disciplina del design di prodotto: con Joe Colombo[4][5][6][7] e la sua maniglia paracolpi Beta del 1971 si innovano funzionalità e sistema di fissaggio, mentre con la maniglia Boma di GPA Monti, 1970, si dà inizio alla sperimentazione di nuovi materiali, in particolare delle materie plastiche[1]. Gli anni ’80 vedono la collaborazione con molti designer[1], mentre dal 1976 al 1990 entra progressivamente in azienda la terza generazione della famiglia.
Nel 1989 Alessandro Mendini inizia una collaborazione con l’azienda, consolidando l’identità dell’azienda e valorizzandone il patrimonio artistico[1][3]. Dagli anni ’90, l’azienda ammoderna le tecnologie impiegate nel processo produttivo, introducendo forme e stili attuali[8] e inserendo a catalogo molti prodotti frutto della collaborazione con architetti di fama mondiale[9].
Le maniglie Olivari sono utilizzate in numerosi progetti e molti modelli sono stati disegnati dagli architetti specificamente per gli edifici di destinazione[1][10]. Alcuni esempi di progetto sono:
L’azienda ha collaborato nel tempo con architetti e designer[3] fra cui: Zaha Hadid, Daniel Libeskind[11], Jean Nouvel, Rem Koolhaas[12], Toyo Ito[13], Ferdinand Alexander Porsche, Steven Holl, Dominique Perrault[14][15], Piero Lissoni[16], Marcel Wanders[17], Patricia Urquiola[18][19][20], Gio Ponti[21], Marcello Piacentini[22], Alessandro Mendini[23][24], Luigi Caccia Dominioni, Vico Magistretti[25], Antonio Citterio[26], Ben Van Berkel[27], Giorgetto Giugiaro, Shigeru Ban[28], Barber & Osgerby[29], BBPR[30], Joe Colombo[31], Rodolfo Dordoni[32], Enzo Mari, Peter Marino, Richard Sapper[33], Vincent Van Duysen[34], e molti altri[35].