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Peter Stephen Paul Brook (Londra, 21 marzo 1925[1] – Parigi, 2 luglio 2022[1]) è stato un regista britannico.
Peter Stephen Paul Brook nacque a Londra Chiswick nel 1925. Il padre, Simon Brook, nato in Lettonia da una famiglia di piccoli negozianti, emigrò giovanissimo, nel 1907, a Parigi per motivi politici, seguito dalla ragazza che sarebbe diventata di lì a poco sua moglie, Ida Janson. Entrambi si laurearono in Scienze alla Sorbona di Parigi. Si trasferirono a Liegi e poi a Londra dove iniziarono a lavorare per l'industria bellica. Presero la cittadinanza inglese, e l'originale cognome Bryk, già trasformato in Francia in Brouck, divenne definitivamente Brook.
Passò la sua infanzia con i genitori e il fratello maggiore Alexis, in un clima familiare abituato a una mentalità liberale e scientifica, ricco di interessi culturali, tanto che si avvicinò ben presto alla letteratura, al teatro e al cinema. Grazie alla passione del padre per i viaggi, il giovane Brook poté conoscere le principali capitali europee. Studiò al Gresham's School ed alla Università di Oxford, dove si laureò, ma e il suo incontro col teatro fu casuale.
Dopo essersi affermato in Gran Bretagna, divenne noto al resto dell'Europa grazie al tour del Tito Andronico nel 1955; Brook è ancora oggi unanimemente annoverato tra i maggiori interpreti (per mezzo delle sue regìe) di Shakespeare, di cui mise in scena anche diverse opere minori. Il suo interesse però non sarà volto solo al teatro elisabettiano, ma anche ai maggiori autori contemporanei. Ebbe modo di lavorare con John Gielgud e Paul Scofield, due dei più grandi attori teatrali britannici.
Brook è morto 97enne nel 2022 a Parigi.
Dal 1951 al 2015 fu sposato con l'attrice Natasha Parry, con cui ebbe due figli: Simon (regista) e Irina (attrice).
Dopo essersi confrontato con molte opere, tra le quali l'Amleto del 1955 e il Re Lear del 1962, per Brook arriverà Marat/Sade di Peter Weiss nel 1964, nel quale si nota l'influenza di Jerzy Grotowski). Verrà poi Orghast, considerato il più portentoso lavoro sulla lingua mai realizzato in teatro, nel 1971 a Persepoli, in Iran[2][3][4]. Nel 1985 fu la volta del Mahābhārata, la sua opera più imponente, considerata anche come una summa del lavoro di Brook, della durata di nove ore, da cui viene tratto anche un film[5]. Il Mahābhārata sarà il frutto della collaborazione con Jean-Claude Carrière.
Brook fu un discepolo dell'insegnamento di Georges Ivanovič Gurdjieff, che gli venne impartito principalmente da Jeanne de Salzmann.[6] Tracce dell'insegnamento di Gurdjeff furono comunque presenti in tutta la sua riflessione teorica sul teatro, e sulla vita di Gurdjeff fu incentrato il suo lungometraggio Incontri con uomini straordinari.
Nel 1968, in parallelo con un'altra opera fondamentale per la cultura teatrale contemporanea, Verso un teatro povero, di Jerzy Grotowski pubblica Lo spazio vuoto (The Empty Space). Nel 1998 fu anche pubblicata Threads of Time: Recollections, la sua autobiografia, edita in italiano nel 2001 con il titolo I fili del tempo.
Nel 1989 è stato insignito del Premio Europa per il Teatro.[7] Dopo aver messo in scena in lingua inglese The Tragedy of Hamlet, nel teatro Bouffes du Nord, da lui stesso diretto, Peter Brook, nell'estate del 2001, decise di farne anche un adattamento cinematografico. Nel 2002, il già settantasettenne regista britannico dirigerà il suo settimo, ed attualmente ultimo, film, La tragedia di Amleto.
Peter Brook fu direttore del Théâtre des Bouffes du Nord a Parigi. Le sue ultime regie sono state: Tierno Bokar di Amadou Hampâté Bâ nel 2004 (in scena a febbraio 2005 al Teatro Stabile di Napoli, il Mercadante) e Sizwe Banzi est mort di Athol Fugard, John Kani e Winston Ntshona nel 2006. Nel 2012/2013 ritorna in Italia con The Suit, nuovo adattamento del celebre Costume tratto dal racconto di Can Themba, a Roma, Pistoia, Napoli e Perugia, con adattamento e messa in scena di Marie-Hélène Estienne e Franck Krawczyk, traduzione a cura di Luca Delgado, con gli attori Nonhlanhla Kheswa, Jared McNeill, William Nadylam, Rikki Henry, i musicisti Arthur Astier (chitarra), Raphaël Chambouvet (piano), David Dupuis (tromba), e il disegno luci di Philippe Vialatte.
Durante l'edizione 2013 del Napoli Teatro Festival, Brook presentò in anteprima mondiale uno studio sul personaggio ispirato dal racconto breve di Samuel Beckett Lo spopolatore, con la collaborazione artistica di Marie-Hélène Estienne, interpretato da Miriam Goldschmidt, nella traduzione di Luca Delgado.
Nel 2014 Brook diresse The Valley of Astonishment, in scena a Londra, Parigi, New York e in Italia al Teatro il Funaro di Pistoia e al Teatro Cucinelli di Solomeo (PG), per la traduzione ancora a cura di Luca Delgado, con gli attori Kathryn Hunter, Marcello Magni, Jared McNeill e i musicisti Raphaël Chambouvet e Toshi Tsuchitori.
Come dirà egli stesso, il suo approccio teatrale scaturiva da un "impulso informe", senza alcuna tecnica; il lavoro si concentrava principalmente sugli attori, che dovevano sentirsi liberi di dare tutto il loro apporto allo spettacolo. Sarà proprio lui, il regista, ad indirizzarli poi sulla "retta via". Per Brook il regista fu sempre colui che prende decisioni e guida l'attore. Le tre parole che danno vita all'evento teatrale per Brook sono répétition, répresentation e assistance. Tre parole dal francese, tre elementi necessari perché l'evento prenda vita:
Ricevetto il Premio Nonino "Maestro del nostro tempo" nel 1991.
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